La regia temporale di uno scatto

©Francesca Perlini

I molteplici piani temporali del pensiero, un’immagine, a volte, li espone e restituisce con una sorprendente semplicità.
Durante le mie camminate in piano, ci sono anche quelle sali/scendi per tenere allenato e in tensione il muscolo trasverso spinale reggi schiena, mi porto addosso una compagnia: la macchina fotografica. Ci raccontiamo le cose che vediamo passo passo. La luce di questo strano inverno, benedice e maledice, perché è proprio strana, la nostra relazione narrante.
Mi fermo. Il giallo del pedalò spiaggiato che attende l’arrivo della stagione estiva, mi attrae. E’ tutto storto. I movimenti invernali della sabbia, in quello stato di abbandono da non attività umana, affossano, coprono, piegano e sommergono gli oggetti come fossero galleggianti su un mare di sabbia. Cerco con il corpo una posizione che lo faccia sentire inserito e parte della navigazione nell’inquadratura. C’è un punto nel corpo, più o meno due cm sotto l’ombelico che sente e dice “poco più a destra, avanti di mezzo passo, no troppo, un cincinin in dietro, ok.” Click. Anche io sono nell’inquadratura. E’ tutto storto. Riprendo a camminare.
Giorni dopo, a casa, riguardo la fotografia. Sempre, qualcosa che non ho visto durante la regia dello scatto, compare, e anche in questo scatto succede.
Due innamorati. Sì, due corpi, un uomo e una donna -ma che ne sappiamo se sono innamorati o meno, da quanto si conoscono ecc ecc- pensieri che non contano. Sono il rumore da non ascoltare.
I due innamorati sono dritti. E ora, anche se sono seduta di fronte allo schermo del pc con la foto davanti, quella me nell’inquadratura mi restituisce che dritta lo ero anche io e continuo a esserlo.
E’ un pensiero da niente: non incide, non svela, non rivela.
Un nulla che non va dimenticato.

Geografia percettiva

parco-della-vita

La geografia è un mistero: più ci si addentra più lo spazio si allarga. Mappe sentimentali, precise come coordinate in cui ci si ritrova tra una panchina e la Berretta del prete.
Più che una misura, la geografia è una percezione.