Se leggero è lo spazio

Se leggero è lo spazio, il tempo scorre senza alterare  i punti d’incontro. Marzo è un mese che da qualche anno aggiunge addii definitivi a nascite che hanno significato svolte che non avrei scelto ma con cui faccio i conti ogni momento. Il caldo anticipato sembra suggerire di lasciare la presa, come sudore che rallenta meccanismi che non portano a nulla. E’ con questo nulla che busso alla falegnameria di Francesco. E’ la polvere del legno, insieme al saluto sorridente di Francesco che mi fanno entrare. Abbiamo un discorso in sospeso ma non lo ricordiamo entrambi, poi una strada non trovata riaffiora e ci ricorda che in una terra che conosco meglio dei miei pensieri, ce n’è una completamente assente nella mia geografia interiore ed è quella in cui Francesco ha scolpito nell’arenaria delle maschere. I punti d’incontro stanno disegnando una nuova mappa. Andiamo.
Francesco mi guida mentre con l’auto prendo tutte le buche della strada bianca che le piogge degli ultimi mesi hanno trasformato in un percorso da fare solo a piedi.
Lasciamo l’auto e la parete di arenaria, che qui chiamiamo erroneamente tufo, stratifica le maschere di Francesco. C’è questa aria calma, a cui non servono parole, che allarga lo spazio e del tutto e del niente che potremmo mettere dentro scegliamo la compagnia e le maschere stanno dove devono stare, sulla roccia di fronte alle nostre facce.

Francesco Morbidelli e le sue maschere in via Carestia,  Mondolfo.

 

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