La stanza bianca

©La stanza bianca – Francesca Perlini

Quando immaginai e scattai la fotografia nella fotografia, le Voci attendevano che mi addentrassi nel fine vita di mio padre, di cui Gonne è testamento e eredità; che mi rifugiassi di là dai rovi della vita, sempre più dentro il Bosco, che sposai per tornare a coincidere con qualcosa di vivo: L’amore non si immagina, si abbandona è rito e documento.
A breve la fotografia nella fotografia verrà esposta alla Primavera fotografica di Ostra. Da quella stanza di allora, la stanza disadorna di oggi, scrostata dal superfluo perché pronunciato e lasciato, è il luogo raggiunto. Il luogo che attendeva il mio arrivo, dove i suoni hanno potuto attraversare questo corpo arreso alla fine del Bosco, traducendo il trauma in parole chiare, in udibile dall’invisibile.
Voci dall’invisibile è un lungo cammino di sottrazione. Non mi meraviglierei se dopo le Voci ad attendermi ci fosse il silenzio. Il ritorno al silenzio, la prima casa.

Gonne e L’amore non si immagina, si abbandona sono racchiusi in Dire casa (Arcipelago Itaca, 2015). Lo potete trovare in libreria e qui: http://www.arcipelagoitaca.it/dire-casa/


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