Per quanto male c’è

… ma liberaci dal male. 
Il male. Ne ho fatto mano che scrive, terra in cui entrare e inoltrarmi, che le spalle hanno saputo da sempre orientarsi sentendo dove fosse il mare. Credo sia per questo che l’assenza di sentieri nei boschi e nei vuoti della vita sono stati luoghi a cui far visita come visitassi parti di me. Nulla da scansare, nessuna polvere da fare e mappa da seguire. Che poi il buio del sottobosco, la perdita d’occhio nelle foreste non è sinonimo, non è metafora. Il male si accompagna da sé e arriva un momento in cui la sofferenza non insegna più nulla, non scava, arresta assorbe le forze che hanno resistito e non ne restituisce per rinascere.
… ma liberaci dal male.
La preghiera misteriosa, il canto compagno, la soluzione sconosciuta, l’invocazione sorella, il suono che chiede aiuto, la sfinitezza che arrende e rimette la volontà nella volontà dell’assoluto. All’assoluto che si faccia finalmente padre e madre e fratello e sorella. Al padre alla madre al fratello e alla sorella che pieni di grazia sollevino e abbraccino in cerchio questo corpo.
Perché solo nell’amore c’è protezione.
… ma liberaci dal male per quanto male c’è.