Fosse comuni, da Voci dall’invisibile

Non si stacca la carne
dalle ossa degli scomparsi.
Per sparizione i denti ricomposti
sono morsi che nemmeno tre metri di terra
lasciano la presa. I bacini portano piaghe di letti
con soffitti d’orizzonte dove i femori sinistri
si attaccano per articolazione ai polsi stretti
tra le sbarre, dove i piedi spaiati stanno come
capelli senza vento.
Dietro un portone, immobile
l’aria guarda al prato e trattiene il respiro
nei petti in cui i cuori versano lo stesso rosso vivo.
Vivo abbastanza che non bastano tre metri di terra,
dove scomposti gli scomparsi
risalgono a prendere corpo nella voce,
in quella luce di primule a marzo
che non dice, ricorda
le leggi dell’eternità e non del tempo.

 

da Voci dell’invisibile, inedito


3 risposte a "Fosse comuni, da Voci dall’invisibile"

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