Ospitare

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© Cristina Mesturini

 

All’inizio di ogni inizio e alla fine di ogni fine c’è una parola che non si lascia recintare contro la quale urtiamo: la parola Addio.
Così Edmond Jabès annota ne Il libro dell’ospitalità.
Libro postumo, parole scritte durante l’attraversamento tra la vita e la morte, in quel periodo in cui si anticipa la vastità e si lascia la sottrazione per resistere umani.
Quando qualcuno mi chiede da dove provengano le Voci, domanda irrisolvibile ma più affrontabile rispetto a quella che che mi chiede se sia stata in manicomio data la forza e l’autenticità dei testi, la carne, e forse lo spirito, mi riportano in un tramestio di gonne, che nella forma ospitale e aperta da un lato, perché l’ospitalità è tale se la porta rimane aperta, un tramestio di gonne, dicevo, che hanno strusciato l’abisso. Quell’abisso definitivo da cui non si torna indietro e si cade in avanti, dove la caduta coagula ciò che è stato in tuo potere ma a ciò che ti è sfuggito sei appartenuto. Le Voci, e mi rendo conto solo ora che la scrittura è quasi concepita del tutto, sono la voce delle Gonne, di quelle trame indossabili solo se si è disposti a lasciare cadere un piede nell’abisso, perché quell’altro appartiene a quell’Addio indicibile fino a che non si è disposti a lasciare tutto, soprattutto ciò che non ci è appartenuto, per amore o per forza.

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Ringrazio per la fotografia Cristina Mesturini, amica e artista con cui il vuoto nell’abisso si sottrae per affinità. Qui di seguito potete entrare in alcuni luoghi della sua arte e conoscerne il respiro:
Sito di Cristina Mesturini
Pagina facebook di Cristina Mesturini

Per chi volesse, Gonne è all’interno di Dire casa (Arcipelago Itaca edizioni, 2015) ed è ordinabile in libreria, su Ibs e direttamente dall’editore qui:
Dire casa