La stanza

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Nel momento in cui le cose accadono, quale significato gli diamo e che cosa riconosciamo di noi al loro interno che ci faccia dire di avvertirne il senso?

Nell’immagine del ricordo del 2008, o forse è il 2007, il tavolino bianco -lo stesso della fotografia appena scattata- si trova più sotto la finestrella vicino al soffitto per prendere più luce possibile. Le pareti sono ricoperte di perline di legno grezzo fino a due metri d’altezza per nascondere la risalita dell’umidità.  E’ un seminterrato. Il pavimento è un telo in pvc giallo, steso sopra il cemento grezzo anch’esso. Un uomo sta scrivendo un saggio. Questo lo so, non lo vedo. L’uomo risale quattro volte al giorno dalla stanza nel seminterrato per due pause di alcuni minuti e per i due pasti principali.

L’umidità sporge dalle perline. Il mobilio è accatastato con ordine: dal più largo e resistente al più leggero e delicato. In realtà il mobilio non è visibile, protetto com’è da quattro lenzuola bianche nell’ultimo sguardo prima di staccare la corrente e trasferirmi nel luogo più lontano da qui per quanto è vicino a me. E’ il 2014. Mio padre è morto da pochi mesi e l’uomo ha pubblicato il saggio nel 2009.

Ora al tavolo bianco, dove fino a pochi minuti fa fotografie negativi e cornici lo ingombravano, siedo come immersa in un’aria compatta che sostiene a tutte le altezze, in un ordine degli eventi che presumibilmente questa scrittura svelerà, i volti e quei tratti di esistenze che si sono accompagnate alla mia. La compattezza dell’aria sulla carne entra calma con il respiro, come i muri scrostati dall’umidità dietro le perline si avvicinano alla tastiera come cartine geografiche in cui cercare su quali strade abbiamo camminato fino a questa me.

Dai girasoli a Montale, passando per il flash

poco peso per fb
© Francesca Perlini, 2017

[… ]

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

[… ]

da “Portami il girasole ch’io lo trapianti” di Eugenio Montale in Ossi di seppia

 

Usare il flash per fotografare i girasoli, aggiunge luce alla luce. Svanire agli occhi, occhi che per troppa luce trasfigurano in sensi i corpi, dove i corpi smettono di ruotare su se stessi invano, dove i corpi si immaginano luce in cui perdere peso.