L’amore non s’immagina, si abbandona

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L’amore non s’immagina, si abbandona – Francesca Perlini


Un estratto da “L’amore non s’immagina, si abbandona” in Dire casa (Arcipelago Itaca Edizioni, 2015).

Sposalizio tra l’umano e la natura, più semplicemente tra me e il Bosco.

 

Sposa

Entro il bosco in un abito bianco
apre i rami il mio sposo
questo radicare l’attesa
sul punto della mia impronta.
Attendere il momento
nel seme e nel solco
del nostro volerci innestare futuro.
Pensàti sin dal principio
quando lasciare Casa
fu la certezza di averla persa
per sempre.
La punta del mio piede
precipita, dimentico la provenienza
questo perdere la strada
per trovare il sentiero
dove il fruscio ricorda
che siamo nati
per ritrovarci nel corpo.
L’amore non s’immagina,
si abbandona.

Sposo

Aspetto da una vita.
Da foglia a legno
da seme a sentiero,
non attendo nei dettagli
ma nell’insieme.
Questo essere intero fatto di parti
sinonimi diversi
per dirti “Ti aspetto”.
Non vedi come sporge la gemma?
La punta che ti tocca.
Talmente libero sono bosco
che il fascino l’ho lasciato
alle fotografie. Mi spoglio
ogni inverno,
che tu veda aperte
le mie mani che ti vogliono.
Tremo anch’io nella forma del vento,
il morente cade, vuoto rimane vuoto,
spazio per esistere.
Vieni anche se hai paura.

Sposa

Aprii il varco e
la vita iniziò con una sconfitta.
Il corpo c’era tutto
“femmina, ben proporzionata”
toccò la mano questa carne così misurata
mettendo un dito tra me e me.

Questo vuoto che separa,
da casa a casa,
il passaggio in questa vita.
Da qui, forse, il detto
“un salto nel vuoto” che va detto –
dice solo quando si è nel buco.
“Incorporare il dito altrui
seguire l’indicazione”
fino a che resistere
sarà l’accumulo di tutte le macerie.

Lasciare la presa.

Io ti sposo, Sposo, come sangue
che ovunque lo versi
torna a Casa.

Sposo

Qualcosa manca sempre, dopotutto.
Si aggiunge una preghiera,
litania dei mendicanti,
quando basterebbe cantare per uscire di prigione,
da quell’orlo di solitudine avvizzita,
necessaria però
come la luce che entra dalla finestra e
un tempo che cancelli il tempo,
non misurato come la neve che cade.
Ciò che resta è la sorpresa
la sorpresa che oltrepassa ciò che manca,
un atto che ne custodisca il vuoto.
Questo mio essere bosco
è il pensiero con cui mi hai vestito
per abitarmi, malgrado tutto.